Gang dei piccoli rom, già liberi due fermati
Il gip non convalida 4 fermi del pm; due restano in carcere ma per arresto. Una delle indagate aveva 95 alias e 123 fotosegnalazioni della polizia.
Ventotto anni e un curriculum da criminale di strada navigato. Il suo nome è Veselinka Radulovic, ed è stata difficile da rintracciare tra la marea di falsi che si era costruita da quando aveva cominciato, giovanissima, a delinquere. La donna rom, fermata assieme ad altre otto persone nell’ambito dell’inchiesta ‘catene spezzate’ per aver costretto dietro minaccia di violenze sei bambini al furto, era una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine.
Segnalata e fotografata 123 volte, aveva fornito di volta in volta generalità false, per un totale di 95 ‘alias’. Un record in grado di doppiare quello di un altro degli arrestati, Zoro Sulic, anch’egli ventottenne, con oltre 40 identità dichiarate. Ma ora sull’indagine rischia di scatenarsi una vera e propria bufera, perché Sono tornati oggi in libertà due degli otto nomadi arrestati sono già in libertà. Il giudice preliminare Giorgio Piziali - ha riferito il difensore dei nomadi, Luciano Bason - non ha convalidato il fermo disposto ieri dal pm Elvira Vitulli di quattro nomadi: per due - Miso Sulic e Vesna Dordevic - ha disposto la remissione in libertà. Per la Radulovic e per Zoro Sulic lo stesso Gip ha emesso ordinanze di custodia cautelare in carcere sulla base degli elementi raccolti dagli investigatori durantele indagini.
Erano, questi del gruppo, nomadi ben diversi dallo stereotipo dei campi rom, dove non hanno mai soggiornato. Gli otto del clan Zulic erano sì senza fissa dimora, ‘intineranti’ ma si spostavano in macchine di lusso, per lo più Mercedes e roulotte nuovissime munite di tutti i comfort. Il territorio dove il clan familiare operava comprendeva le provincie di Vicenza, Padova e Venezia, ma è a Verona dove sono avvenuti 47 dei 66 furti loro imputati. Di norma si acccampavano nei pressi di un casello autostradale e rimanavano nell’area prescelta finché non tirava brutta aria. Poi cambiavano città, ma in ogni caso nessun contatto con altri rom nelle strutture a loro dedicati.
Fonte: Quotidiano City del 2 Luglio 2008











