Baby gang, atto secondo: rapine per eroina e coca
Sono molte le analogie con gli arresti di un mese fa: ragazzi fra 16 e 18 anni, rubavano cellulari, vestiti e soldi per acquistare droghe.
Eroina. Da prendere e fumare in gruppo, da inalare fino a farsi spappolare il cervello. Droghe pesanti ancora al centro dell’arresto, avvenuto ieri, di una banda di giovani ragazzi, che per avere una chiave d’accesso al ‘paradiso artificiale’ con una lama tra i denti erano pronti a minacciare coetanei in cambio di cellulari, vestiti e soldi. Tutto per potersi spegnere per qualche ora, scappare lontano. Almeno con la mente. I giovani tra i 18 e i 20 anni di origine italiana, marocchina e albanese, sono stati arrestati dalla squadra mobile della polizia di Verona.
L’accusa per i tre arrestati, un italiano e due marocchini, è di rapina aggravata, sequestro di persona e porto abusivo di armi. Un albanese di 18 anni e una ragazza di 16 sarebbero ancora a piede libero. Nulla di nuovo. L’arresto, infatti, sembra la fotocopia di quello avvenuto un mese fa sempre a Verona, sempre per aver accesso alla tanto bramata droga. In quel caso il gruppo, di giovani incensurati, era stato messo all’angolo grazie alle continue denunce da parte di giovani coetanei che venivano picchaiti e derubati in pieno centro.
Le rapine avvenivano nel labirinto di vie che si snodano come un serpente nel centro storico. Sotto gli occhi di tutti, i ragazzi venivano avvicinati e derubati in pochi minuti. Il bottino veniva poi venduto a ricettatori senza scrupoli per
pochi soldi, un misero gruzzolo di euro col quale però potersi comprare una dose di cocaina, eroina o ecstasi da consumare la sera, con gli amici, come se fosse un rito tribale per consolidare l’unione del gruppo.
Poco più che bambini anche in questo caso. Ragazzi che arrivano da situazioni difficili, che, esclusi dall’opulenza del centro cittadino, lo usano come bacino di raccolta, terreno di caccia. E se la scorsa volta le parole del capo della Mobile Marco Odorisio sottolineavano la novità assoluta dell’avvenimento, questa volta pare che la tendenza si stia consolidando. Pare che da episodio stia diventando costume.
Fonte: Quotidiano City del 26 Febbraio 2008











