Rom, la procura ricorre contro i fermi ‘cancellati’
L’indulto ‘libera’ una degli otto nomadi arrestati: restituito uno dei figli. Intanto la polizia passa a setaccio i camper: spuntano nuovi ‘indizi’ di furti.
Il caso dei Rom accusati di obbligare i figli a commettere furti ‘telecomandandoli’ a distanza si è trasformato in pochi giorni in una matassa sempre più ingarbugliata tra fermi revocati, giudici che sconfessano giudici e ferri corti tra magistratura e polizia. E gli ultimi sviluppi non sembrano sbrigliarne il bandolo. La squadra mobile di Verona ha reso noto ieri mattina di aver rinvenuto nel corso delle perquisizioni compiute nei camper delgli arrestati un orologio Rolex tempestato di diamanti e una valigetta con centinaia di migliaia di euro in fotocopia.
L’altro ieri gli investigatori avevano chiesto e ottenuto dal pm Elvira Vitulli un ulteriore decreto di perquisizione dei mezzi degli indagati, chiedendo di essere autorizzatia smontare pannelli e strutture dei camper. E proprio dietro un pannello, tra degli stracci, è stato trovato l’orologio, 20mila euro il valore. In un secondo camper è stata invece trovata una valigetta con migliaia di euro in banconote da 100: fotocopie a colori, forse impiegate per truffe.
Non bastasse la ‘rincorsa’ tra polizia e giudici, ieri mattina a è stata scarcerata Vesna Dordevic, una delle nomadi fermate lunedì. La donna, detenuta anche dopo che il gip di Verona Giorgio Piaziali aveva cessato il fermo grazie a una precedente condanna per furto del tribunale di Firenze, è stata messa in libertà per effetto dell’indulto.
Alla Dordevic è stato anche restituito il figlio di cinque mesi che il tribunale dei Minori di Venezia le aveva tolto, mentre la sua altra figlia di nove anni resta in un’apposita struttura. Ma il calmore sul caso rom è destinato a durare a lungo. Ieri la procura di Verona ha annunciato il ricorso contro il provvedimento di Piziali con l’annullamento di 4 fermi. ‘La Procura - ha detto il capo dell’ufficio Guido Papalia - utilizzerà gli strumenti che la legge ci consente per far rivedere la valutazione del fatto perchè riteniamo che il Gip si sia fatto guidare da valutazioni soggettive che riteniamo non siano ancorate alla realtà processuale’.
Fonte: Quotidiano City del 4 Luglio 2008











